Questo oratorio sacro venne composto ed eseguito da Händel a Roma nel 1708, sotto il patronato del marchese Francesco Maria Ruspoli, che ricevette una forte reprimenda dal pontefice stesso per avere permesso che il ruolo di Maddalena fosse cantato da una donna, il soprano Margherita Durastanti, in contrasto al divieto romano alle cantanti di sesso femminile di calcare le scene. La vicenda sacra descrive l’Angelo che annuncia la resurrezione di Cristo alle due donne, Maddalena e Cleofe, che a loro volta riferiscono l’evento a San Giovanni, mentre Lucifero è tormentato dalla notizia ed esprime con superbia i suoi sentimenti.



Si tratta di una vera e propria “opera sull’altare”, di più di due ore di durata, abbondante di vivezza scenica e di qualità drammatiche, unite a grande inventiva musicale, che parrebbe quasi più adatta a un palcoscenico che a una occasione sacra, come la domenica di Pasqua, per la quale appunto fu composta.

In questa edizione, il direttore Marco Vitale, con la sua orchestra barocca di grande qualità esecutiva e tecnica, registra per la prima volta l’oratorio accordando in base al cosiddetto “diapason romano” (392 Hz), molto più basso rispetto a quello consueto (464 Hz), mantenendo invece, com’era usanza all’epoca, una trasposizione più alta per i legni (per motivi di diteggiatura); inoltre inserisce in alcune arie, sempre a scopi di coerenza filologica, un violone e nel basso accompagnato un trombone, e segue la partitura contenuta nel manoscritto di Münster invece che l’edizione del Chrysander, più consueta, in quanto ritenuta quella usata nella prima rappresentazione.

Nel complesso si tratta di un’esecuzione davvero interessante, dato il suono nuovo dell’orchestra, come conseguenza del diapason romano e della coloritura timbrica derivante dall’inserimento di strumenti inconsueti; inoltre anche in questo caso di alto livello sono la resa sonora, lo stile esecutivo, la varietà di accenti che caratterizzano la direzione di Vitale e la qualità dei suoi musicisti.

I cantanti in genere contribuiscono validamente al risultato complessivo della registrazione: il basso baritono Mitchell Sandler canta con voce decisa e appropriata e valida interpretazione la bella parte di Lucifero; i soprani Klaartje von Veldhove, olandese, e Stefanie True, canadese, sono bene in parte e vocalmente e stilisticamente valide, anche se interpretativamente talora un poco fredde. Il tenore olandese Marcel Beekman ha una bella voce giovanile e chiara, che usa con una certa eleganza, ma talora appare eccessivamente affettato e la non buona pronuncia italiana accresce tale effetto non piacevole; il contralto danese Kristine Gether ha un timbro sgradevole e innaturale ed esegue senza eleganza e stile, danneggiando così le sue arie, alcune delle quali come “Piangete, sì piangete” sarebbero stupende.

Davide Dettore,
cdclassico.com