qualità artistica: 7.5 | qualità tecnica: 9.5

Nel profluvio creativo con cui Georg Friedrich Händel inondò (1685-1759) il Settecento maggiore – ed era in buona compagnia coetanea – Aci, Galatea e Polifemo (luglio 1708), un’estesa serenata a tre voci su testo anonimo, non occupa un posto di rilievo: essa venne composta a Napoli, durante l’Italienreise del 1706-1708, dopo la tappa fiorentina e il soggiorno romano durante il quale lavorò per il marchese Ruspoli, lasciando ai posteri da qui una documentazione relativa, tra l’altro, alle sommette spese per soddisfare anche il suo appetito pantagruelico. A Napoli il teatro godeva maggiore libertà che non a Roma; malgrado ciò al giovane già affermato compositore inglese non riuscì, all’inizio della sua permanenza, di ricevere commissioni per la scena, ma subito lavorò per il duca di Alvito, componendo tra l’altro la serenata qui proposta, destinata ai festeggiamenti per le nozze dell’anfitrione con Beatrice Sanseverino.


 La trama, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio è quella del Masque Acis and Galathea composto dieci anni dopo a Londra, che ebbe a sua volta una seconda versione nel 1732, di nuovo nella forma di serenata.Quest’opera, di cui si sottolineano gli accenti singolarmente drammatici non tipici del clima espressivo di una serenata, si offre nella già adulta cantabilità – che ha illustrato tutta l’arte del Sassone – disegnata per i tre protagonisti, che qui sono, eccellenti, il soprano Stefanie True, il m.soprano Luciana Mancini e il basso Mitchell Sandler, in una parte vocalmente estesissima che prevede note di profondità inusitata; lo scenario espressivo, assai vario, è sostenuto plasticamente dall’efficacissimo Contrasto Armonico animato dal giovane Marco Vitale.

SUONO • febbraio 2009

Umberto Padroni